I FUMETTI E IL RI-USO LETTERARIO
“Il termine fumetto designa, agli inizi come oggi, sia la “nuvoletta che racchiude i dialoghi o i pensieri dei personaggi di un disegno”, che la “ narrazione a disegni in cui il testo scritto è in gran parte limitato a dialoghi essenziali inseriti nelle nuvolette”, e quindi il ”genere che comprende tale produzione” […] Il fumetto è accompagnato fin dai suoi esordi da una costante discriminazione intellettuale, tenacemente ignorato quando non addirittura tabuizzato da teorici e insegnanti, e parallelamente sempre più amato soprattutto da giovani e adolescenti” (Daniela Pietrini, Parola di Papero. Storia e tecniche della lingua dei fumetti Disney. Cesati. 2009)
Il fumetto è vittima di un forte pregiudizio, dunque, da cui faticosamente può svincolarsi dato che è legato già al suo stesso termine, ma è ragionevole avere un pregiudizio tale?
“Tutti gli interessi di lettura vanno considerati legittimi. È un bieco pregiudizio aristocratico ritenere che la letteratura sia fatta solo delle opere che hanno il beneplacito dei letterati. Anche i prodotti meno raffinati, quando si dimostrino in sintonia profonda con l’immaginario dei lettori meno colti, svolgono una funzione letteraria: e con ciò stesso hanno diritto di essere incluse nei domini della letterarietà” (Vittorio Spinazzola, La teoria della lettura, in Id., Quaderns d’Italià 1, 1996, p.50)
“Io non leggo un testo per stabilire se è letterario, ma come un testo letterario[…] Un’opera letteraria è un testo sottoposto a ri-uso letterario” (F. Brioschi, Il testo e l’opera, in Id., La mappa dell’impero, Milano, il Saggiatore Net, 2006, pp. 32-33), il ri-uso letterario è la rilettura del testo. Leggendo un testo coglieremo una serie di informazioni relative a una storia, ma sarà solo nella rilettura, partendo da un atteggiamento diverso da quello semplicemente ricettivo, che si noterà lo stile dello scrittore e il messaggio che vuole veicolare: leggendo le Cosmicomiche di Calvino non notiamo subito i riferimenti alla sua posizione verso il partito comunista oppure la sua intenzione di parlare della scrittura e del processo creativo o le sue capacità stilistiche, sarà solo grazie alla conoscenza della vita di Calvino oppure l’aver letto Una Pietra Sopra, una raccolta di saggi scritti da Calvino, che alla ri-lettura (quindi al ri-uso) questi elementi emergeranno non solo dalle Cosmicomiche ma da ogni opera scritta dall’autore. Il discorso con il fumetto non è tanto differente: anzi, in questo caso, oltre a decodificare dei testi verranno decodificate pure delle immagini.
Topolino, Paperino, Zio Paperone, Capitan America, Batman, l’Uomo Ragno, Tex, Dylan Dog, Mazinga, Akira, Ken il guerriero, Corto Maltese, Paz, tutti questi personaggi sono veicoli di un messaggio. L’autore, sceneggiatore e disegnatore insieme oppure solo sceneggiatore, quando si esprime su un determinato argomento, decide di caratterizzare i suoi personaggi sia fisicamente (disegno) sia psicologicamente (dialoghi e azioni) ed è lo stesso identico procedimento che fa uno scrittore di libri. Se i fumetti d’autore, per la loro unicità e la mancanza di serialità, sono più simili a un libro e quindi sarà naturale aver nei loro confronti lo stesso atteggiamento letterario, per il fumetto seriale, invece, il discorso è diverso: meno pagine, più fumetti e una cadenza mensile (in America è bi-settimanale) sono tre fattori che influiscono sul lavoro sia di chi crea il fumetto, sia di chi lo legge. L’autore, in un numero, giocherà sui processi specifici per creare la suspense (far scattare la domanda”come andrà a finire?”) e di conseguenza dovrà dosare con cura le informazioni date al lettore, quest’ultimo, parallelamente, a distanza di diversi giorni, dovrà riprendere ogni volta un discorso interrotto per finire la storia. La memoria che sostiene questa “verifica della coerenza” fa parte di quei processi che rendono un libro degno di essere ri-letto, quindi si può e si dovrebbe avere un atteggiamento letterario pure verso il fumetto seriale.
“Chi ha provato a saggiare le virtualità di un testo si riserva di tornare a leggerlo solo in quanto abbia constatato che esso è costituito in modo tale da stimolargli efficacemente l’attenzione: la dispositio del materiale non meno della elocutio espositiva sono riuscite ad attivargli quei processi di protensione verso gli sviluppi del racconto e di ritenzione memorizzatrice degli eventi narrati su cui si incardina l’impresa del leggere, rendendola soddisfacente per colui che la compie” (V. Spinazzola, Leggere e rileggere, in Id., La modernità letteraria, Milano, il Saggiatore, 2001, p.32).
Il fumetto si avvale sia della forza delle parole che della potenza delle immagini (a prescindere che si accordino ai gusti del lettore oppure no) ma, a differenza di televisione e cinema che fanno ampio ricorso agli stessi fattori, il fumetto permette lo stesso controllo di un libro; infatti, in un libro giallo, quando ci viene svelato il colpevole, abbiamo la possibilità di tornare a verificare nelle pagine precedenti se qualche indizio era emerso anche prima della soluzione (di solito si nascondono in piccoli dettagli dei capitoli precedenti), mentre in un film visto al cinema o in televisione le immagini scorrono veloci e non vi è lo stesso controllo (il discorso è forse diverso nello streaming su internet). Vivendo nel mondo delle immagini (in televisione, come su internet, non si parla solo di film ma anche di programmi televisivi o di spot pubblicitari), imparare a codificare uno strumento come il fumetto, a metà strada fra la staticità del libro e la dinamicità di cinema e tv, dovrebbe essere incentivato più che condannato. Il lettore di un fumetto seriale si pone verso ogni nuovo numero con un atteggiamento positivo perché proprio grazie alla serialità sa cosa vuole trovare, ma difficilmente si fermerà più a lungo sui messaggi che vengono veicolati da testo e soprattutto dalle immagini.
“… lo sviluppo impetuoso del criticismo letterario ha teso e tende tuttora a collocarsi nell’ottica di una estetica della scrittura, cioè della produzione, piuttosto che di una estetica della lettura, cioè della ricezione testuale. A sua volta il sistema scolastico ha manifestato una riluttanza analoga ad assumersi davvero organicamente il compito di una formazione disciplinata alla lettura, educando non solo a leggere ma a saper leggere. Tutto improntato al culto della parola scritta, l’insegnamento della letteratura è assai lontano dal coincidere con l’insegnamento della lettura letteraria.” (V. Spinazzola, La lettura letteraria, in Id., La modernità letteraria, Milano, il Saggiatore, 2001, p. 27).
Insegnare a ri-leggere tanto i libri quanto i fumetti è importante, non solo per sviluppare un senso critico verso le opere letterarie ma anche come primo approccio a un’analisi critica degl’altri mezzi di comunicazione: cinema, radio, pubblicità, televisione e internet, sono anch’essi veicolo di messaggi più o meno espliciti e nella società odierna non è responsabile restare passivi, visto che una dittatura come quella della Germania nazista aveva fatto una grandissima attenzione sui mezzi di comunicazione quando ancora non erano così fortemente legati all’immagine come oggi.
Anni fa una pubblicità progresso recitava: ”Spegni la tv. Accendi un libro”, sicuramente un ottimo messaggio rivolto tanto agli adulti quanto ai bambini, che grazie ai libri possono sviluppare la fantasia, ma per educare a “saper leggere”, parallelamente, si sarebbe potuto guardare al fumetto come una via di mezzo altrettanto valida data la sua natura visiva e testuale.
Questo è un saggio che ho scritto per il Laboratorio di Scrittura Italiana durante il mio terzo anno d'Università, era da un po' che avrei voluto pubblicarlo ma non ne sentivo l'utilità fino a che non ho letto questo articolo
qui
il mio saggio potrebbe esserne una risposta, forse più un complemento o forse non c'entra niente.
Lascerò giudicare chi leggerà.